mercoledì 11 febbraio 2009

QUANTO BUONI E QUANTO CATTIVI?


Dalle mani di Cino Zucchi, durante le 4 ore di incontro al Workshop, Sabato 7 febbraio.

2 commenti:

  1. prevedevo in linea generale come si sarebbe svolto l’incontro con Cino Zucchi e l’onda d’urto che si sarebbe propagata dalla sua partecipazione; intuivo che non si sarebbe discostato molto da quello che si verificava ogni quindici giorni per tutto il 2001 con il suo illustre amico-collega Mirko Zardini docente a ferrara del laboratorio di sintesi finale. Mi aspettavo la stessa linea dura sul metodo, la stessa vena polemica sull’uso dei termini e dei concetti, lo stesso citazionismo spasmodico, la stessa alterigia filo-americana, filo-olandese…milanese, la stessa ars oratoria, lo stesso aprioristico impeto demolitivo .
    Ecco mi sembrava di essere preparata perché sapevo quale legame e affinità formative li accomuna, ma nella pratica, nell’esperienza, devo dire che la partecipazione di Zucchi al workshop di Vicenza è andata ben oltre le mie previsioni. Perché se nel caso di Zardini il contenitore ed il contenuto erano inscritti entro il perimetro accademico universitario dove la durezza delle linee di insegnamento sono quasi sempre condivisibili e necessarie ed inoltre erano supportate da una limpidezza ed un acume di pensiero non facilmente rintracciabili in altri professori-architetti, nel caso di Zucchi, la sua vis polemica ed il suo atteggiamento da professore di Harvard (o del MIT visto che non è stato mai citato) nonostante si riconoscano i limiti, gli errori e le criticità delle proposte presentate (vi sono sicuramente problemi di metodo ma non si è ragionato sul contenuto) penso fossero fini a se stessi, fossero il frutto di un ragionamento precotto da sfoderare per quel tipo di occasione e soprattutto propedeutico ed introduttivo alla conferenza della sera… sulla quale io da architetto- donna (la misoginia del commento sulla Littizzetto è stata la più alta caduta di stile di tutta la giornata), avanzo non poche perplessità soprattutto riguardo al metodo di presentazione che ha privilegiato una slavina di progetti lanciata sulle teste degli astanti senza il beneficio di una selezione che il rigore teorico avrebbe sicuramente richiesto.
    p.s. Il problema in realtà è che Z è uno dei migliori architetti in italia che abbiamo

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